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Monfalcone PDF Stampa E-mail

Arrestato il maresciallo del locale comando dei carabinieri

Fonte: Global Project

27 aprile 2009


Nel tardo pomeriggio è arrivata la notizia che ha travolto i vertici del comando dei carabinieri di Monfalcone;

da quanto si è appreso un’indagine della magistratura ha imposto il trasferimento di quattro militari e l’arresto di un graduato dell’arma per l’utilizzo distorto di testimoni per avvalorare ipotesi investigative come quella che ha portato all’arresto di alcuni operatori e utenti del centro a bassa soglia Drop In della città di Monfalcone. Secondo quanto emerso le testimonianze, per qull’indagine ma anche per altre, sarebbero state ottenute con violenza e minacce.
Gli attivisti del Blu e delle associazione e spazi sociali della Venezia Giulia da subito avevano espresso i loro dubbi per un’operazione che si reggeva su fragili prove indiziarie; tutto sembrava frutto di un clima di controllo e repressione sul territorio che si era inasprito nelle settimane precedenti alla conferenza nazionale sulle tossicodipendenze di Trieste. "Nella prima conferenza stampa – commenta Alessandro Metz - ci eravamo chiesti chi avrebbe domandato scusa alle persone inquisite per gli inutili giorni di carcere che stavano scontando. Oggi questa domanda acquista un significato ancora più forte e chiaro".

Per approfondire: gli articoli delle varie testate sull'accaduto.

Fonte: Ansa 27/04/2009

Droga: maresciallo carabinieri arrestato nell’isontino

Lunedì 27 aprile 2009

 

Un maresciallo dei Carabinieri in servizio nella zona di Monfalcone (Gorizia) e’ stato arrestato nell’ambito di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Gorizia su presunti comportamenti omissivi da lui tenuti in indagini sul mondo della droga. Sulla vicenda e sull’inchiesta sia la magistratura, sia i Carabinieri del Comando provinciale di Gorizia mantengono il riserbo totale. Si e’ solo saputo che nei riguardi del maresciallo e’ stata eseguita nei giorni scorsi - ma la notizia e’ trapelata solo in serata - un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari. Nell’inchiesta sono indagate varie persone nei riguardi delle quali sono ipotizzati, a vario titolo, reati di favoreggiamento personale, abuso di potere e minacce. (ANSA)

Da Il Piccolo:

l Borsani a pagina 16

MONFALCONE Un maresciallo dei carabinieri arrestato, altri cinque militari indagati a piede libero, mezza dozzina di ulteriori avvisi di garanzia a "civili" coinvolti nella vicenda: è il bilancio provvisorio di un’inchiesta abbattutasi sulla Compagnia dei carabinieri di Monfalcone. Tutto verterebbe attorno alle accuse di un informatore, costretto con le cattive dagli uomini in divisa ad acquistare droga da uno spacciatore per incastrarlo.

di LAURA BORSANI

MONFALCONE Un maresciallo dei carabinieri agli arresti domiciliari, indagati altri cinque militari, un avvocato monfalconese e altre 5 o 6 persone estranee all’arma. I "metodi" della Compagnia dei carabinieri di Monfalcone finiscono sotto inchiesta. Con l’arresto del maresciallo Domenico Monagheddu, 39 anni, in servizio al Nucleo operativo radiomobile, e altri cinque carabinieri, indagati a piede libero. Tra questi anche il vicecomandante della Compagnia, il tenente Antonio Di Paolo, 38 anni. Coinvolto nell’indagine anche il legale monfalconese Alessandro Ceresi, indagato a piede libero per favoreggiamento. Le ipotesi di accusa sarebbero riconducibili a metodi di indagine assunti dai militari monfalconesi nell’ambito di episodi diversi, legati a sostanze stupefacenti. Si parla di calunnia, minacce per commettere un reato, ma anche di aggravanti quali l’abuso d’ufficio. Dall’inchiesta sarebbero sortiti anche dei trasferimenti dalla caserma cittadina, primo quello di Di Paolo. Tutto rientrerebbe nell’ambito di un maxi-procedimento, ancora in fase preliminare, che coinvolgerebbe al momento una decina di persone, non solo carabinieri. Un’inchiesta di vasta portata che sarebbe stata innescata ai primi di aprile dalla denuncia al Comando provinciale da parte di un "tossico" utilizzato come collaboratore dai carabinieri di Monfalcone nella quale si faceva riferimento proprio ai "metodi" usati da questi ultimi. Dalle indagini che sono seguite sarebbe scaturito l’arresto del sottufficiale. Al centro dell’indagine, condotta dal sostituto procuratore della Procura della Repubblica di Gorizia Marco Panzeri, il personale della Compagnia monfalconese di via Sant’Anna. Le ipotesi di accusa riguarderebbero presunte irregolarità inquadrabili nella metodologia investigativa, in relazione, in particolare, secondo quanto è trapelato, a "comportamenti omissivi". I fatti che hanno portato ai provvedimenti nei confronti dei militari sarebbero legati a episodi diversi, collegati fra di loro da episodi di droga. Un contesto molto articolato e delicato, sul quale tuttavia viene mantenuto un riserbo strettissimo, trattandosi di un’istruttoria ancora in corso. Il dato che tuttavia ha trovato conferma da più fronti riguarda la disposizione della misura degli arresti domiciliari nei confronti del maresciallo del Norm, oltre al coinvolgimento di altri cinque carabinieri e del legale, che sarebbero indagati a vario titolo e con posizioni diverse. Tutto ha preso il via da un’inchiesta partita dallo stesso Comando provinciale dei carabinieri nei confronti della Compagnia dell’Arma monfalconese. Un’operazione culminata ai primi di aprile e che avrebbe interessato operazioni precedenti, tra cui anche la recente Operazione Blu che ha coinvolto il centro sociale cittadino.

Da Messaggero Veneto

MONFALCONE. La Procura di Gorizia ha aperto un fascicolo per far luce sull’operato di alcuni carabinieri operativi a Monfalcone, relativo in particolare a indagini sul mondo della droga. Risulterebbero contemplate ipotesi di reato che vanno dal favoreggiamento all’abuso di potere alle minacce. La delicata indagine vede diversi militari dell’Arma indagati e uno di questi, un maresciallo in servizio nella sede di via Sant’Anna, è stato raggiunto da ordinanza di arresto e si trova attualmente ai domiciliari. Gli accertamenti sono svolti dal Comando provinciale dei militari dell’Arma del capoluogo isontino con il coordinamento del sostituto procuratore goriziano Marco Panzeri. Nell’ambito dell’inchiesta risultano diversi indagati, uno dei quali, il maresciallo Domenico Monagheddu, 38 anni, è agli arresti domiciliari. La notizia dell’arresto del maresciallo si è diffusa nella città dei cantieri già da diversi giorni. Monagheddu è infatti molto conosciuto a Monfalcone e il suo arresto difficilmente sarebbe potuto passare inosservato. Da almeno una settimana, insomma, in città avevano cominciato a girare le voci su quanto era accaduto e l’arresto del maresciallo ha inevitabilmente finito per far pensare che il provvedimento potesse essere messo in relazione a un’indagine più ampia sui cui contenuti, peraltro, ieri si è potuto apprendere decisamente poco, visto che l’inchiesta è ancora in corso e che sulla vicenda viene mantenuto il più stretto riserbo da parte di tutti i soggetti coinvolti, a cominciare dalla Procura e dai vertici provinciali dell’Arma. Nell’ambito dell’indagine sarebbero ipotizzati vari reati, come abuso di potere, sottrazione di sostanze stupefacenti, favoreggiamento, depistaggio, minacce. Il maresciallo Monagheddu è accusato di minacce e calunnia. Nell’inchiesta sarebbero coinvolte come indagate una decina di persone, fra cui un avvocato monfalconese. Le indagini sono entrate nel vivo nelle ultime settimane dopo un lavoro degli inquirenti che si è protratto per diverso tempo: l’obiettivo è quello di far chiarezza sull’operato e sui metodi dei militari dell’Arma. È noto, peraltro, come nell’ambito delle indagini inerenti in particolare al complesso e magmatico mondo della droga, fatto di personaggi molto spesso assai poco raccomandabili, un investigatore possa andare incontro a rischi e che i suoi comportamenti possano quindi venire interpretati come "al limite" o addirittura al di là del limite entro il quale si può intravedere un’ipotesi di reato. In questo caso ci sarebbero state nelle indagini alcune "forzature". Ma l’inchiesta, come detto, non è conclusa e dunque è ancora prematuro dire se i militari coinvolti saranno o meno chiamati a rispondere di qualche reato o se tutto si concluderà con un’archiviazione.

 
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